Sommario della puntata:
La lettera della mafia a Berlusconi
Piero Grasso, nulla da dirci?
Gli amici degli amici
Berlusconi intercettato parla delle minacce della mafia
Passate parola
il Vuoto pensiero di Pensare l'inpensabile
Sommario della puntata:
La lettera della mafia a Berlusconi
Piero Grasso, nulla da dirci?
Gli amici degli amici
Berlusconi intercettato parla delle minacce della mafia
Passate parola
Sommario della puntata:
Bavaglio bis
Questa rompic…o di Internet
Notizie in prescrizione
Oblio, ma solo per il Parlamento
Passate parola
Cari amici, siamo entrati nella fase decisiva del nostro nuovo giornale. Le prenotazioni per gli abbonamenti hanno superato quota 40mila, il che vuol dire che Il Fatto Quotidiano partirà a settembre con un’ampia base di lettori, almeno potenziali, molto superiore a quella che inizialmente, nei nostri calcoli prudenziali, avevamo stimato. L’entusiasmo per la nostra avventura e la voglia di un’informazione libera, senza padroni e senza soldi pubblici, hanno superato ogni più rosea previsione.
Ora però siamo al dunque: per partire, abbiamo bisogno di un buon numero di abbonati. Cioè che le persone che si sono prenotate contattando via mail fax o telefono il nostro service e poi il sito antefatto.it complétino il percorso con il versamento. C’è un mese di tempo, per chi vorrà approfittare della tariffa superscontata che scade il 31 luglio. Essa riguarda l’abbonamento alla versione cartacea (220 euro l’annuale, 130 il semestrale: anche a rate) e a quella che sarà “scaricabile” online dalla mezzanotte della sera prima (100 euro l’anno). Siccome, a causa dei costi folli della distribuzione, il Fatto Quotidiano non potrà essere disponibile capillarmente in tutte le edicole di tutte le città, ma soltanto nei centri più popolosi, l’unico modo per averlo con certezza sarà appunto l’abbonamento.
Per abbonarsi, sono già a disposizione il conto corrente bancario e quello postale (tutte le istruzioni pratiche le trovate sul sito antefatto.it). Dalla prossima settimana, contiamo che la banca ci apra la strada anche alla formula più pratica del versamento con carta di credito. Preghiamo tutti i prenotati di provvedere al versamento.
Intanto sta partendo l’Antefatto, il sito che anticipa il Fatto Quotidiano online e che entro fine settimana ospiterà ogni giorno i nostri commenti e le nostre notizie esclusive. Lì, per esempio, sarà trasferita la rubrica quotidiana di Marco Travaglio, che il 30 giugno lascerà l’Unità dopo sette anni di collaborazione per dedicarsi soltanto al nuovo giornale.
L’8 luglio, come abbiamo annunciato, ci ritroveremo a Roma, intorno alle ore 20, al circolo Alpheus, via del Commercio 34/36 (zona Ostiense) per la notte bianca contro la legge-bavaglio. Nei prossimi giorni vi daremo tutti gli altri ragguagli, sul programma della serata e sui nomi dei partecipanti: giornalisti, scrittori e artisti.
Abbonatevi e passate parola! Grazie di cuore!
Antonio Padellaro e Marco Travaglio
Se considerassimo l’informazione come mezzo per discernere tra due possibili alternative, in quanto semplificazione della nostra volontà, ciò, potrebbe presupporre un costo?
L’informazione ha un valore? Questo valore è possibile quantificarlo in termini monetari, temporali o di solo arricchimento culturale?
Lo spunto nasce dall’articolo letto su un Blog, estremamente interessante, sulla strumentalizzazione e l’uso dell’informazione.
Metaforicamente consideriamo l’informazione, come della pioggia che dovrebbe bagnare indifferentemente tutto e tutti, ma la realtà è ben diversa, piuttosto è da considerarsi come dell’acqua in un pozzo alla cui gestione hanno accesso solo poche persone e a loro stessi spetta la decisione di quanta acqua distribuire e a chi distribuirla.
L’immagine che associamo all’informazione corrisponde alla gratuità del mezzo o del servizio ma il concetto stesso di gratuità non presuppone la libertà o la veridicità dello strumento.
Solo la piena libertà dell’informazione nel circuito può garantire l’accessibilità e l’approvvigionamento ai fatti, solo la mancanza di controllo e la saturazione del sistema può garantire l’azzeramento dei costi, ma sopratutto solo la sua spersonalizzazione porta al riscontro effettivo del fatto e alla eliminazione di ogni distorsione.
(Fonte di aliceinbrandland)
Passate parola

Che sia un Referendum assurdo e inutile è l’opinione predominante e condivisa, che sia l’astensione l’atteggiamento in cui spera buona parte delle popolazione italiana ancora sana di mente è fuori da ogni dubbio.
Se con il Porcellum Calderoliano si era toccato il fondo per quanto riguarda l’aspetto normativo elettivo, con il raggiungimento del quorum e la vittoria del Si c’è la seria probabilità di piombare in un cono d’ombra di oligarchia politica istituzionalizzata.
Ragionando per ipotesi, se ci fosse sia il quorum che la vittoria referendaria che scenario politico ci potremmo ritrovare negli anni a venire.
La scena politica italiana storicamente non ha e non avrà mai un’anima bipartitica, troppe differenze, troppi interessi, troppe culture politiche.
Il prospetto che si potrebbe palesare è la consegna in mano ad un esponente, di qualsivoglia parte politica, della maggioranza del Parlamento.
Indubbiamente ci sarebbero vantaggi ma credo che solo lo svantaggio di permettere ad una maggioranza di poter legiferare a colpi di votazioni senza porre la minima fiducia sull’operato del Governo, possa compensare e superare gl’aspetti positivi.
Vista la situazione in cui versa il Paese questa è un’opzione francamente non praticabile e non concedibile, ci potremmo ritrovare da un giorno all’altro alla piena inutilità di un Parlamento eletto in cui l’opposizione non avrebbe senso e utilità.
Ci possiamo permettere ciò?
Possiamo consegnare il Paese nelle mani di un uomo, senza poter esercitare il minimo controllo e opposizione?
L’ultima volta che successe sappiamo come è andata finire.

“Strillo” come urlo intenso e acuto, “Strillo” come rimprovero duro e a voce sostenuta, “Strillo” come titolo a caratteri cubitali in prima pagina sui giornali e sul “Giornale”.
Nessun sostantivo, penso per questo Governo, riesca a descrivere in miglior modo fino ad oggi il loro operato, sempre che le nuove vicende giudiziarie non si trasformino in bolle di sapone perché in caso contrario altre se non peggiori parole sono pronte per essere usate e abusate.
Attribuendo qualsiasi significato al sostantivo, il Governo o chi ne fa le veci sui Media o i Media ha degni e validi rappresentanti.
Strilloni di professione di “Mavalà”, di “Non è vero” di Gasparriana memoria.
Strilloni censori e bacchettoni che redarguiscono in pubblico clericalmente e fottono in privato diabolicamente.
Strilloni della carta stampata, servi del padrone, divulgatori dei Miracoli del Dio fatto Uomo che occultano e dissimulano l’informazione.
Comunque questo è il Governo “del fare”.
O del “si fanno”.
Inizio ad aver seri dubbi….

Tralasciando momentaneamente e mettendo da parte l’opinione che si ha del Presidente Iraniano su questioni calde come negazionismo, terrorismo e Occidente, e si analizza il post-rielezione di Ahmadinejad si nota e si avverte qualcosa di strano, qualcosa di diverso, di incomprensibile.
Questa vuole solo essere solo un’ipotesi nel pieno rispetto della libertà.
Molto spesso, ed è già successo molte volte, in Paesi ostili per qualsivoglia ragione agli USA, ma prevalentemente per ragioni economiche e di reperibilità di materie prime, i post-elezioni si sono rivelati turbolenti fino ad arrivare al Colpo di Stato.
Quello che sta succedendo in Iran ha tutta l’aria di essere una riedizione del solito canovaccio americano, della CIA o della loro evoluzione i consulenti o killer economici di corporations.
Dove per canovaccio s’intende un piano sviluppato in 3 fasi per gradi di intervento per il raggiungimento dei loro interessi, dove alla prima corrisponde il tentativo di corruzione dei governanti con relative minacce per la loro vita per “ricondurli” su posizioni e atteggiamenti filo-americani, la seconda, sempre per opera della CIA o dei loro consulenti esterni, corrisponde nel foraggiare l’opposizione con denaro fresco per riversare milioni di persone in piazza per influenzare l’opinione pubblica internazionale, e la terza consiste con l’intervento militare per assicurarsi ricostruzione, materie prime e un “buon governo”.
Come dicevo è successo, e non so quante volte forse ancora succederà, e per la prima volta successe proprio in Iran nel ‘54, come per stessa ammissione di Obama nel suo discorso al Cairo, poi Guatemala, Ecuador, Panama, Iraq ‘90, Iraq ‘03, e questi sono solo i casi più eclatanti dove c’è un collegamento diretto tra chi pagava chi.
In questi pochi casi c’è la dimostrazione e l’attuazione dell’intera teoria e dei 3 step completi fino ad arrivare all’intervento militare in Iraq.
Se ciò che stiamo vivendo o meglio osservando oggi in Iran è la manifestazione o l’attuazione della seconda fase, fallita la prima, cioè il foraggiare l’opposizione e riversare in strada milioni di persone per un conflitto civile e un tentativo di Colpo di Stato, e se questa fase per un qualche motivo dovesse fallire, cosa ci aspetterebbe???
Un altro intervento militare?
Un altro Iraq solo per il petrolio?
O è solo una visione personale complottistica del Mondo?
Oggi come oggi spero come non mai solo di sbagliarmi.

Giudicare una persona per quello che dice, fa o frequenta è una delle azioni che compiamo con più frequenza giornalmente e salomonicamente decidiamo e valutiamo chi abbiamo di fronte o con chi ci stiamo confrontando.
Se dovessimo valutare Obama e le sue dichiarazioni su i suoi supposti, in tutti i sensi, amici, l’opinione che ne risulterebbe sarebbe pessima, per la semplice regoletta “degli amici degli amici”, vedi Mangano, Dell’Utri etc etc una lista molto lunga.
Ciò che risulta ridicolo se non tetro è in fondo la falsità delle relazioni diplomatiche, dei Patti bilaterali, dell’indecenza delle dichiarazioni dei governanti ma soprattutto il perenne scambio di vantaggi o servigi.
Se non fossimo il maggiore alleato appecorato, se non ospitassimo la maggiore base militare americana, se non supportassimo le immorali guerre per il profitto americano, se non fornissimo i nostri soldati a guardia dei loro oleodotti, se non alimentassimo la loro turbo-economia malata, il nostro popolo, la nostra nazione o il Berlusconi sarebbero ancora grandi amici?
O il Berlusconi è solo una loro spia contro i russi?
O lo stanno prendendo per il culo come sempre?
Ma sopratutto quando la smetteremo di fare i quadrupedi belanti di Zio Sam?
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